Netto annuo stimato
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Come si calcola lo stipendio netto di un dipendente del settore privato: contributi, IRPEF, detrazioni e cuneo fiscale, con esempi per le RAL più comuni e l'effetto dei familiari a carico.
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Per il lavoratore dipendente il passaggio da lordo a netto segue una formula precisa. Dalla RAL si sottrae la quota INPS a carico del dipendente (aliquota standard 9,19%), ottenendo l'imponibile fiscale. Su quest'ultimo si calcola l'IRPEF lorda per scaglioni (23%–33%–43%), che viene poi ridotta dalle detrazioni da lavoro dipendente.
La detrazione per lavoro dipendente 2026 vale 1.955 € fino a 15.000 € di reddito; sopra questa soglia parte da circa 3.100 €, scende a 1.910 € a 28.000 € e si azzera a 50.000 € (con 65 € in più tra 25.000 e 35.000 €). Il trattamento integrativo (fino a 1.200 € annui) spetta pieno fino a 15.000 € di reddito e tra 15.000 e 28.000 € solo se le detrazioni superano l'imposta. Dal 2025 il cuneo fiscale aggiunge una somma esente in busta paga fino a 20.000 € di reddito e un'ulteriore detrazione di 1.000 € tra 20.000 e 40.000 €, riducendo ulteriormente l'IRPEF netta.
A tutto ciò si aggiungono le addizionali regionali e comunali, che variano in base al Comune di residenza. Il risultato finale è lo stipendio netto in busta paga.
Per il calcolo specifico come dipendente pubblico o come apprendista, le aliquote INPS sono diverse.
Il calcolo stipendio dipendente parte dalla RAL lorda: si sottraggono INPS (9,19%), IRPEF con detrazioni da lavoro e addizionali. Il risultato è lo stipendio netto in busta paga.
Con RAL tra 25.000 e 35.000 € il netto è circa il 74–82% del lordo (dipendente senza carichi, Lombardia). Usa il calcolatore sopra o le pagine per fascia (es. RAL 30.000).
Con lavoratore dipendente e partita IVA contributi INPS si applicano due gestioni: 9,19% in busta paga sul lavoro subordinato e 26,07% (Gestione Separata) sul reddito P.IVA. Il simulatore non cumula automaticamente i due redditi: calcola la RAL qui e la P.IVA su calcolo partita IVA o regime forfettario.
L'aliquota INPS a carico del dipendente è del 9,19% per la maggior parte dei contratti. Il datore di lavoro versa la sua quota di contributi, che non compare in busta paga: solo quella per la pensione è il 23,81%, a cui si aggiungono NASpI, malattia, maternità, INAIL e TFR. Vedi contributi INPS in busta paga.
Con un coniuge a carico si ha una detrazione IRPEF aggiuntiva (fino a circa 690 € annui). Per ogni figlio a carico under 21 anni è prevista l'Assegno Unico Universale INPS (non in busta paga): le detrazioni per figli in busta paga si applicano solo per i figli over 21 anni.
La parte fiscale è la stessa; cambiano alcune voci previdenziali e la composizione della busta paga. Trovi le tabelle 2026 di scuola, sanità e ministeri, e i contratti privati come commercio e metalmeccanico.
Durante l'astensione anticipata per gravidanza a rischio l'INPS paga un'indennità pari all'80% della retribuzione, anticipata in busta paga dal datore di lavoro; molti contratti collettivi integrano fino al 100%. L'indennità è tassata come lo stipendio.
Si parte dalla RAL reale del contratto part time, che è proporzionale alle ore rispetto al tempo pieno. Il netto invece non è proporzionale: con redditi più bassi pesano di più detrazioni, cuneo fiscale ed eventuale trattamento integrativo, quindi la quota netta è più alta.
Il netto annuo complessivo è quasi identico. Con 13 mensilità, il netto mensile ordinario risulta leggermente inferiore perché il totale si distribuisce su più erogazioni. La tredicesima viene tassata in modo ordinario come le altre mensilità.